"Miss Americana" - La Recessione Polemichina
- Lolly

- 26 mar 2020
- Tempo di lettura: 4 min
“Non importa se…”: quando il bullizzato è il cantante che ti ha salvato.
Molti di noi hanno ben presente il brano musicale che “ci ha salvato la vita”. Ebbene, io non ci avrei mai creduto, ma a quanto pare anche fra le settemila canzoni di Taylor Swift si possono trovare alcune tracce “salvifiche”. Non era tanto quest’aggettivo, in relazione a quest'artista, a lasciarmi pensierosa, ma ciò che mi faceva galoppare nelle lande della magia nera che si estende nel mio cervello era il quesito: “Ma perché proprio Taylor Swift?”
Tuttavia non ho mai ragionato su un altro importante quesito, ovvero quello opposto:
“Perché non Taylor Swift?”
Vi rispondo con una breve recensione polemichina:
Partiamo da una piccola premessa: Taylor Alison Swift, in Miss Americana, è presentata per quello che è: una bella ragazza, bionda, con un fisico strepitoso, che sa cantare - con la sua buona estensione vocale di due ottave – e che, come tutti i bambini prodigio, sa suonare una quantità di strumenti innumerevole (ndr. chitarra, pianoforte, ukulele, chitarra a dodici corde, batteria, basso, chitarra elettrica, banjo… no, per dire, ci manca solo l’ocarina).
Ah, dimenticavo: ha avuto anche la fortuna di vivere un’infanzia serena.
Oh, che vi devo dire? Può succedere!
Ricapitoliamo: figa, brava, senza traumi e se le dai una graffetta è pure in grado di comporre una hit di successo. È Perfetta, Taylor Swift, perfetta al punto che viene quasi voglia di rovinarla.
Nei minuti che seguono la favola della vita felice di una principessa, Miss Americana presenta il super-dissing provocato da Kanye West ai VMA del 2009. L’evento, che io commentai al secolo con un incredulo “Ma sul serio?”, mi sconvolse non tanto per il fatto in sé, quanto per la mancata reazione da parte delle artiste.
In realtà oltre a Beyoncè, che quella notte invitò nuovamente la Swift sul palco dei VMA a completare il suo discorso, ci fu una signorina che ebbe un'altra parte in questa storia: Kim Kardashian. La signora-Kanye-West, infatti, riprese con il telefono il momento in cui il grande oratore che ha come consorte ha chiamato la Swift per dirle: “Ah, guarda ho scritto un pezzo con un verso su di te.”.
Il brano s’intitolava “Famous” e il verso incriminato era: “I feel like me and Taylor might still have sex. Why? I made that b***h famous” (“Sento che io e Taylor potremmo fare sesso. Perché? Perché ho reso famosa quella p*****a”).
Intanto "chapeaux, eccelso poeta", ma la piccola polemichina che apro e chiudo è: questo “signore” ha fatto il dissing dopo che Taylor ha vinto come “Best Video”, battendo sua altezza Beyoncè… cioè, solo a me appariva “già abbastanza famosa”?
E poi ancora: nell’edizione 2019 dei VMA, Taylor Swift ha vinto il medesimo premio con You Need To Calm Down… che titolo abbastanza eloquente, eh?
Mi verrebbe da dire It's called Karma baby and it goes around… ma questo è un’altra canzone, di un’altra cantante.
Morale della favola: il buon Kayne si è guadagnato un paio di puntate dei South Park e un “Asino!” da parte di Obama.
Ah, e applauso a scena aperta per Kim Kardashian, che si guadagna la nomina di “esempio emblematico della solidarietà femminile” nel mio cuore. Ad ogni modo, giusto per concludere: se il tuo ragazzo scrive un verso del genere, fossi in te, un paio di domande sulle corna me le farei *coff coff Leyla Ghodabi e pure Candace Owens*coff coff.
Come se non bastasse, internet, la katana koto più tagliente mai forgiata, comincia ad accusare la Swift di essere ora troppo grassa, ora troppo magra. “Negli anni ho capito che non mi fa bene vedere le mie foto ogni giorno perché reagisco a delle cose. Può essere una foto in cui la pancia sembra troppo grossa, o qualcuno mi ha detto che sembro incinta”. Quello che non si sa, o che si dimentica facilmente, è che uno dei primi sintomi della depressione è l’inappetenza. Taylor, in una scena confessa che la sua reazione al bombardamento mediatico sul suo peso e la sua linea equivale alla sua decisione di digiunare e dimagrire, mettendo a rischio la sua salute in generale e l’impegno fisico richiesto dalla mole di concerti da fare. Quindi “non importa se qualcuno mi fa notare che ho messo su peso, è solo una cosa che migliora la mia vita.”
“Perché proprio Taylor Swift?”
Ma andiamo ancora avanti: tra un dissing, un articolo del tutto inutile su quanti chili pesa e una canzone nata in cinque minuti, il mondo di Taylor Swift va avanti, aggiungo anche senza la solidarietà che ci si aspetta dal mondo femminile, e continua a farlo perché "non importa se piaci o meno su internet, se tua madre soffre per la chemio".
Quante persone combattono silenziosamente le proprie battaglie? Piedi saldi a terra, denti stretti e testa bassa: “Attaccami, guarda come resisto! Offendimi, guarda come non crollo!”. Quanta gente ha imparato a fare del proprio scudo la propria spada? Quanti ragazzini vengono bullizzati, cyberbullizzati, e tengono tutto dentro fino a reprimere, fino ad uscire di casa con un sorriso stampato in faccia e trattenuto così tanto da atrofizzare i muscoli?
C’è una magnifica dignità in tutto questo.
A questo punto va bene scrivere solo canzoni d’amore, ma più che altro perché se una ragazza come lei dovesse scrivere qualcosa semplicemente per rispondere alla domanda “Ma tu come stai?”, probabilmente metterebbe a sedere molti artisti che ci hanno anche un po’ stancato con i loro traumi che si rinnovano ed escono fuori un po' come se fossero una moda.
Quindi...
“Perché non Taylor Swift?”
Posso dirla tutta?
Ho apprezzato il fatto che questo documentario si riassuma nella locandina:

Taylor Swift fa copertine di album, singoli e riviste piene di colori, ma nel poster è una ragazza discretamente sorridente, immersa nell'oscurità. In tutto quel buio l’unica cosa che si vede risplendere è lei.
Ma sì, ma chi se ne frega se piaci o meno su internet.
Lolly


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